martedì 27 ottobre 2009

Frugalità virale



Ho letto un bell'articolo su Wired di questo mese che analizza la facilità con cui amici e familiari si influenzano su comportamenti e abitudini. In particolare è facile che ciò accada in relazione ad esempio alle abitudini alimentari o alle idee.

L'articolo non prende in considerazione le abitudini di spesa a cui ho pensato non appena ho letto l'articolo.

Quante volte ci facciamo influenzare dalla pubblicità, dal partner, dalla cerchia di amici, dai colleghi e cadiamo in una spirale consumistica?

Perchè non cerchiamo invece di coinvolgere le persone con cui dialoghiamo più spesso in un percorso virtuoso che comporti il controllo delle proprie finanze? La persona più facile da coinvolgere è sicuramente il proprio partner che dovrebbe essere reso partecipe del nostro percorso di ricerca della ricchezza e con cui andrebbero condivise le nostre modalità di gestione delle finanze e gli obiettivi di risparmio e investimento.
Le questioni economiche sono tra l'altro spesso causa di litigio e divorzio - come nota in un interessante articolo il NY Times - e andrebbero certamente affrontate prima del matrimonio e mai sottovalutate nel dialogo di coppia. Talvolta capita di avere una cultura finanziaria differente, ma ciò non deve spaventarci nè impedirci di cercare di comunicare al partner quale potrebbe essere una migliore gestione.
In aggiunta ovviamente le questioni economiche possono essere oggetto di confronto con gli amici, i colleghi, i familiari; la frugalità può diventare così come un virus che contagia positivamente tutti coloro che ci circondano che da una più attenta gestione del denaro non possono che ottenere giovamento.

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domenica 18 ottobre 2009

La crisi è finita o non è ancora iniziata?

Questa settimana il DOW Jones ha toccato nuovamente quota 10.000 e Google ha annunciato i propri risultati trimestrali al di sopra delle aspettative stupendo gli analisti e affermando che ormai la crisi è alle spalle. Se a ciò si aggiunge che vi sono paesi nel mondo che - nonostante la crisi - anche in questi ultimi due anni hanno continuato a registrare un PIL in crescita qualcuno inizia a dubitare della reale portata di questa crisi e comunque a pensare che il futuro sia roseo.

Non sarò io, nè i tanti economisti che affollano le pagine dei giornali a dirci realmente e con completezza la portata di questa crisi; ciò che mi permetto di dire è che da questa crisi usciranno nuovi equilibri globali in cui gli USA e l'Europa usciranno indebolite, mentre alcuni paesi Sudamericani e Asiatici emergeranno con prepotenza. Vi sono inoltre alcuni aspetti dei cambiamenti dell'economia da cui ormai non si può più prescindere: la delocalizzazione, la crisi dell'industria manufatturiera occidentale, gli effetti delle attività produttive sul clima, il nuovo ruolo che dovranno assumere gli istituti bancari sono aspetti che segnano e segneranno sempre di più l'evoluzione del nostro modello economico.

Mi permetto inoltre di dubitare sulla reale fine degli effeti reali della crisi almeno in Europa e in USA.
Le incertezze sul futuro penso permangano e anche se in Europa e in Italia si continua a stare bene temo che gli effetti della crisi debbano ancora riverberarsi sull'economia reale.

Come potranno le banche ripianare i propri bilanci, come potranno gli Stati rientrare dei debiti concessi alle banche?
Vi sono due strade o una nuova bolla e una forte ripresa dell'economia o il drenaggio delle risorse economiche in mano ai cittadini.

Non appena l'economia si riprenderà penso purtroppo che aumenteranno i tassi di sconto, aumenterà il drenaggio fiscale, aumenterà l'inflazione e in definitiva ci impoveriremo tutti tranne i pochi poteri forti.

Diventerà perciò sempre più importante il controllo dei propri bilanci personali e familiari, l'oculatezza nelle spese e il risparmio. Ecco perchè mi sembra opportuno monitorare con attenzione quanto succede nell'economia e continuare a gestire con attenzione le proprie finanze onde arrivare preparati quando qualcuno cercherà di recuperare quanto perso.


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lunedì 12 ottobre 2009

Mutui al 40%: quali conseguenze?

Il Sole 24 Ore pubblica oggi la notizia secondo la quale la Commissione Europea sta valutando - nell'ottica di regolare maggiormente l'operato delle banche e garantirne la solidità - di limitare la possibilità per gli istituti finanziari di concedere prestiti per l'acquisto di immobili.
Oggi infatti le banche hanno il vincolo di non prestare un ammontare superiore all'80% del valore dell'immobile per cui si chiede un prestito, mentre in fututo questa soglia potrebbe essere ridotta al 40%. E' da notare che in ogni caso il resto del mutuo potrebbe comunque essere concesso, ma l'istituto finanziario dovrebbe garantirsi con una polizza assicurativa.

Cosa significherebbe questo per il mercato italiano?
  • Innanzitutto il costo dei mutui aumenterebbe anche in virtù dei costi aggiuntivi che le banche dovrebbero sostenere per garantirsi sulla quota eccedente il 40% e che verrebbero inevitabilmente ribaltati sul cliente;
  • Il mercato degli immobili vedrebbe una riduzione delle compravendite in virtù della difficoltà per i possibili acquirenti di accedere al credito;
  • I prezzi degli immobili scenderebbero in virtù della diminuzione della domanda di immobili.
In definitiva il risultato finale potrebbe essere quello di ridurre la possibilità di comprare casa, ma anche il debito in capo agli acquirenti di immobili che in tanti casi è eccessivo ed espone all'andamento dei tassi di cambio e a quello del prezzo degli immobili.

Tale rischio non va mai sottovalutato e anche se non penso che bisognerebbe comprare la propria abitazione in contanti ritengo che il mutuo per l'acquisto dovrebbe essere corto in termini di durata e il più basso possibile.

Qualora ciò non fosse possibile forse sarebbe il caso di non acquistare.

Cosa ne pensate? Quanto vi siete indebitati con le banche per l'acquisto della casa? Quanto è il vostro debito residuo oggi?


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domenica 11 ottobre 2009

Depositoonline - Conto deposito di Monte dei Paschi

Depositoonline è un nuovo conto di deposito offerto dal Gruppo Monte dei Paschi di Siena, storico istituto italiano che vanta tradizione e solidità.

Ecco i tassi di interesse, accreditati con cadenza trimestrale, offerti a chi apre il conto entro ottobre:
  • tasso d’interesse variabile lordo, valido per tutto il 2009 e aggiornato ogni mese, pari all’ Euribor 3 mesi/360* (media mese precedente) aumentato del 2,40%. Questo tasso si applica per depositi fino a 125.000 Euro (Per il mese di Ottobre 2009 l’Euribor di riferimento - ovvero la media dell’Euribor 3 mesi rilevato ogni giorno nel mese di Settembre - è 0,779%, e quindi il tasso per questo mese è pari al 3,179%);
  • tasso base pari all’ Euribor 3 mesi/360* (media mese precedente) – 0,70% lordo per la parte eccedente 125.000 Euro e dal 1 gennaio 2010 (ad oggi il rendimento sarebbe nullo).
Il conto non appare a mio avviso, fatta salva la fase promozionale, molto allettante. Allo scarso rendimento, si aggiunga che una lettura attenta del foglio informativo evidenzia numerosi costi a carico del cliente non tipici per un conto deposito e alcuni vincoli che ne limitano la fruibilità:
  • L'imposta di bollo (€ 34,20) è a carico del cliente nel caso in cui la giacenza media mensile sia inferiore a 10.000 Euro;
  • Le spese di invio dell'estratto conto sono a carico del cliente;
  • Solo i primi 10 bonifici sono gratuiti perchè poi diventano a pagamento;
  • Vi è un obbligo di un versamento iniziale pari a € 100;
  • Per alimentare depositoonline è necessario inviare bonifici da una banca che non appartiene al Gruppo Montepaschi.
Per concludere penso che l'offerta, per essere resa realmente interessante, dovrebbe essere migliorata.


Per confrontare Depositoonline con altre offerte leggi questo post sui Conti Deposito.


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domenica 4 ottobre 2009

Conti correnti: ma quanto ci costate!

Ho letto in questi giorni i risultati di un'inchiesta svolta dalla Commissione Europea secondo la quale un conto corrente in Italia costa 253 euro, contro i 178 della Spagna, 154 della Francia, 103 della Gran Bretagna, 89 della Germania.


Non voglio contestare o meno la veridicità del dato - come del resto ha già fatto l'ABI - ma interrogarmi sul perchè accada questo nel nostro paese e su quale siano le possibilità a nostra disposizione per contrastare tale fenomeno.

Penso che le banche approfittino di una situazione di ignoranza e scarsa trasparenza. Infatti da una parte molte persone non sanno realmente quanto spendono, si fidano della propria banca e per questo non guardano mai i conti, dall'altra le banche non comunicano con grande chiarezza o immediata intellegibilità i costi associati alla tenuta di un conto bancario. I costi sono del resto molteplici e sono talvolta difficili da identificare (e.g. spese di tenuta conto, per invio estratto conto, per bonifici, per tenuta cassette di sicurezza, per gestione titoli, per negoziazione di operazioni di borsa).

Eppure non dobbiamo disperare poichè gli strumenti per contrastare l'avidità delle banche ci sono:
  • la concorrenza tra istituti è sempre più aguerrita specie se consideriamo anche il canale online;
  • il famoso decreto Bersani ci permette di chiudere un conto senza dover pagare spese di chiusura.
Cosa possiamo fare?
  1. Verificare il costo del vostro conto negli ultimi 12 mesi;
  2. Confrontare tale costo con quello di altri conti, iniziando per esempio dai conti correnti on line;
  3. Presentarci presso il nostro istituto bancario e richiedere le stesse condizioni di quanto offerto da altri istituti;
  4. In caso ciò non sia possibile chiedere la chiusura del conto.

Se vuoi leggere qualche vecchio post sull'argomento clicca qui: Conti correnti



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